In una chiara dimostrazione della sua strategia di destabilizzazione dei flussi petroliferi globali, l’Iran ha lanciato lunedì un attacco con droni contro una fondamentale installazione petrolifera negli Emirati Arabi Uniti, a Fujairah, provocando un incendio nell’area portuale mentre una nave sudcoreana bruciava nello Strait of Hormuz. Gli episodi sono avvenuti poco dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato un’operazione navale per riaprire questo snodo marittimo cruciale.
Fujairah, situata sul Golfo di Oman al di fuori dello Stretto di Hormuz, rappresenta una via alternativa vitale per l’esportazione del petrolio mediorientale tramite oleodotti, aggirando completamente lo stretto. Colpendo questo hub, Teheran sembra voler neutralizzare ogni soluzione alternativa al blocco e amplificare le perturbazioni dei flussi energetici globali.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno segnalato l’incendio nella Fujairah Oil Industry Zone in seguito all’attacco con droni iraniani, inserito in una più ampia campagna di controllo e destabilizzazione dei principali colli di bottiglia del commercio energetico mondiale. Anche una nave operata dalla Corea del Sud, la HMM Namu, ha subito un’esplosione e un incendio nello Stretto di Hormuz; le autorità sudcoreane stanno indagando su un possibile attacco. Non sono state segnalate vittime.
“Project Freedom” degli Stati Uniti incontra la resistenza iraniana
Il “Project Freedom” di Trump mira a utilizzare la potenza navale statunitense per scortare le navi attraverso lo stretto, rimasto in gran parte bloccato dall’Iran per due mesi dall’inizio della campagna aerea israelo-statunitense. Questo blocco ha provocato una delle più gravi interruzioni delle forniture energetiche globali mai registrate.
Trump ha fornito pochi dettagli sull’operazione, annunciata sui social media due giorni dopo la scadenza legale prevista dal diritto statunitense per ottenere l’autorizzazione del Congresso alla guerra. Il presidente ha sostenuto che il conflitto fosse “terminato” e che quindi la scadenza non fosse più rilevante, affermazione contestata da parte del Congresso.
Si tratta del primo tentativo apparente di ricorrere alla forza militare dopo l’annuncio del cessate il fuoco del mese scorso per riaprire la più importante rotta marittima energetica al mondo, che i Pasdaran hanno dichiarato accessibile solo con il loro consenso. Nel frattempo, i costi delle assicurazioni marittime sono aumentati drasticamente. Da settimane, la Marina statunitense blocca il commercio marittimo iraniano, un’azione che Teheran considera a sua volta un atto di guerra.
Tuttavia, la mossa di Trump sembra inizialmente aver prodotto effetti contrari: nessun aumento significativo del traffico commerciale e una risposta muscolare annunciata dall’Iran.
Le forze armate statunitensi hanno dichiarato che cacciatorpediniere lanciamissili stanno sostenendo l’operazione e che due navi mercantili battenti bandiera USA hanno attraversato con successo lo stretto. I Pasdaran hanno smentito qualsiasi transito commerciale, avvertendo che le forze straniere saranno attaccate.
In precedenza, l’Iran aveva dichiarato di aver aperto il fuoco contro una nave da guerra statunitense in avvicinamento allo stretto; Washington ha definito l’episodio come colpi di avvertimento.
Una strategia più ampia di destabilizzazione
Le azioni iraniane – bloccare lo stretto, attaccare navi al suo interno e colpire ora Fujairah – rientrano in una strategia coerente: prendere di mira non solo il principale collo di bottiglia, ma anche le infrastrutture alternative. Ciò massimizza la pressione sui mercati petroliferi globali, costringendo a dipendere da rotte controllate dall’Iran o ad accettare rischi elevati. I prezzi del petrolio sono aumentati tra il 2% e il 5% alla notizia.
Gli Emirati hanno inoltre accusato l’Iran di aver colpito con droni una petroliera vuota della compagnia Abu Dhabi National Oil Company nello stretto.
Centinaia di navi restano bloccate, con compagnie di navigazione come Hapag-Lloyd che considerano il transito non sicuro senza una soluzione completa della crisi.
Stati Uniti e Iran hanno avviato contatti limitati, con Teheran che sta valutando una risposta americana a una propria proposta di pace. Tra le questioni centrali restano il programma nucleare iraniano e la cessazione delle ostilità sui vari fronti.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

